Affari di famiglia

Grande attenzione in Europa per la manovra italiana. La parola sotto la lente è “flessibilità” su cui la è intervenuto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis: “La Commissione ha introdotto una comunicazione sull’uso della flessibilità, e l’Italia è il Paese che più ne ha beneficiato. Ora, il problema è che le discussioni sulla bozza di manovra vanno in una direzione che sostanzialmente oltrepassa questa flessibilità, e Juncker ha detto che dobbiamo applicare le regole del Patto. Ed è quello che la Commissione è pronta a fare”. Parole che riprendono quelle del presidente della Commissione, Jean Claude Juncker che ha ribadito: “bisogna essere rigidi ed equi con l’Italia, ed applicare le regole del Patto”. Uno scontro neanche troppo velato tra l’Italia che chiede flessibilità e l’Europa che parla di rispetto delle regole. Intanto in Italia il dibattitto sulla manovra è molto acceso.

Spostandoci anche a Londra c’è un clima caldo. Infatti Boris Johnson, ex ministro degli Esteri britannico, e due volte sindaco di Londra, ha parlato stamane al congresso dei Tories. Ha fatto un duro attacco al piano varato dalla premier Theresa May per un accordo con l’UE sulla Brexit “non è ciò per cui abbiamo votato” e “non rispetta la democrazia”. Si tratta di un piano che “non ci restituisce il controllo” dei confini, dei soldi e delle leggi, come era stato promesso, ma che ci costringe a “cedere il controllo” a Bruxelles anche uscendo dall’UE. Quindi di fatto sancisce una candidatura ufficiosa a primo ministro. Di tutto questo Donato Bendicenti ha parlato con gli ospiti in studio Angelo Ciocca Lega, Lorenzo Cesa PPE, Paolo De Castro Partito democratico

La rassicurazione

Oggi inizia la sessione plenaria del Parlamento europeo” e il ministro dell’economia Giovanni Traia ha cercato di rassicurare l’Europa sui conti italiani e sulla manovra. Sottolinea come la manovra favorisca la crescita dell’1,6% nel 2019 e del 1,7% nel 2020. Inoltre, annuncia che “il rapporto debito/Pil scenderà” nel 2019. In Europa c’è un certo nervosismo. Il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici dichiara: “Per il momento quello che so è che il deficit del 2,4 per cento non solo per l’anno prossimo ma per tre anni, rappresenta una deviazione molto, molto significativa rispetto agli impegni presi”. E avvisa come una maggiore spesa pubblica possa dare popolarità, ma, a lungo termine, ha conseguenze pesanti per i conti. Giornate importanti per l’Italia e per i suoi conti, che sono sotto la lente dell’Europa. Questi gli argomenti al centro del dibattito. Donato Bendicenti ne ha parlato con Marco Valli M5S/EFDD, Massimiliano Salini Forza Italia e David Carretta Il Foglio.

The day after

Dopo giornate ad alta tensione è  arrivato ieri sera il varo della nota di aggiornamento del Def. Grande entusiasmo nella maggioranza di governo che riesce a strappare al ministro dell’Economia Giovanni Tria un innalzamento del rapporto deficit/Pil. 2,4% questa la percentuale ottenuta da Di Maio, Salvini e Conte che si sono detti sereni rispetto alla reazione dei mercati e dell’Unione Europea. Il premier e i due vicepremier hanno parlato di una manovra coraggiosa che farà ripartire la crescita. Reazioni più caute da Bruxelles dove il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici ha definito la manovra «fuori dai paletti Ue» sottolineando allo stesso tempo che «non abbiamo nessun interesse ad aprire una crisi tra la Commissione e l’Italia, nessuno ha interesse a farlo perchè l’Italia è membro importante della zona euro». Le opposizioni invece da Partito democratico a Forza Italia passando per Fratelli d’Italia bocciano senza appello la manovra e la definiscono un disastro per il Paese. Donato Bendicenti ne ha parlato con i suoi ospiti Ferdinando Nelli Feroci (presidente IAI) e Giovanni Orsina (storia contemporanea LUISS Roma).

Italia, Europa

La manovra ancora al centro del dibattito politico. In attesa del consiglio dei ministri con all’ordine del giorno la nota di aggiornamento al Def 2018, vertice a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio e i tecnici del Mef. Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio in mattinata a Bruxelles, ha fatto sapere che non intende tirare a campare e che la figura di Tria non è in discussione, dello stesso tenore le dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini che da Tunisi dove ha incontrato il collega Hichem Fourati per parlare di immigrazione, sulla manovra ha detto: “nessuna divisione nel governo”. Intanto sul fronte Brexit si segnala l’incontro a Bruxelles tra il leader laburista Jeremy Corbyn e il capo negoziatore per la Brexit, Michel Barnier. Corbyn ha voluto rassicurare Bruxelles garantendo che farà di tutto per evitare il “disastro nazionale” di una Brexit senza accordo. Donato Bendicenti ne ha parlato con i suoi ospiti Alberto D’Argenio (La Repubblica), Michael Stabenow (FAZ) e Jacopo Barigazzi (politico.eu).

Questione di fiducia

E’ prevista per domani l’approvazione della nota di aggiornamento del Def, prima prova cruciale per la tenuta del governo gialloverde. Da una parte Lega e Movimento 5 Stelle vogliono portare a casa quanto promesso nel contratto di governo e dall’altra il ministro dell’Economia Giovanni Tria mira a tenere i conti in ordine, cercando di non sforare la percentuale del rapporto deficit/PIL. E oggi il ministro Tria intervenendo al convegno di Confcommercio ha voluto ribadire la necessità di far crescere nuovamente la fiducia sia tra gli investitori che tra i consumatori e ha aggiunto “Ho giurato nell’esclusivo interesse della nazione e non di altri”. Un messaggio quest’ultimo chiaro e rivolto in modo indiretto si rivolge in modo indiretto ai suoi colleghi di governo, soprattutto dei Cinque Stelle. Intanto il decreto su Genova che doveva arrivare oggi al Quirinale, slitta ancora e potrebbe arrivare all’attenzione del Colle forse venerdì. Question Time del Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio oggi alla camera che è tornato ancora sull’eliminazione del jobs act “”Il Jobs Act abbiamo cominciato a smantellarlo non solo noi, ma oggi ha cominciato anche la Corte Costituzionale stabilendo che la norma sul contratto di lavoro a tempo indeterminato tutele crescenti è illegittima nella parte che determina in modo rigido l’indennita’ di chi è ingiustamente licenziato. Siamo a lavoro in vista dell’imminente scadenza degli ammortizzatori sociali. Per tutte le scadenze che iniziavano dall’altro ieri daremo garanzia che si possa andare avanti. Torneremo all’epoca pre jobs act che ha tolto ai lavoratori un sacco di diritti”. Intanto dall’altra parte dell’Oceano seconda giornata dell’assemblea generale ONU. Trump attacca ancora Iran e Cina, mentre è atteso per stasera il debutto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. A Londra sempre aperto il fronte Brexit, a parlare oggi il leader laburista Jeremy Corbin che al congresso del partito a Liverpool ha usato parole dure contro il governo May. Donato Bendicenti ne ha parlato con Enrico Tibuzzi (Ansa), Laura Ferrara (M5S) e Roberto Gualtieri (Partito democratico).

Stronger, safer, richer

Opposte visioni del mondo si confrontano all’assemblea generale delle Nazioni Unite. Apre il segretario generale Antonio Guterres tratteggiando uno scenario caratterizzato da deficit della fiducia e conseguente avanzata del populismo e gli fa eco il presidente francese Emmanuel Macron che sottolinea come “solo l’azione collettiva può davvero salvaguardare la sovranità di ognuno di noi”. Di diverso avviso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che fedele al suo “America first” tira dritto per la sua strada e rivendica i risultati del suo governo. In arrivo anche il presidente del Consiglio Conte che farà domani il suo debutto in assemblea. La sua permanenza a New York sarà breve, Conte infatti dovrà fare ritorno in Italia in vista dell’approvazione del Def. Def che non manca di alimentare tensioni, con le opposizioni sempre più critiche. Questi gli argomenti al centro del dibattito tra Donato Bendicenti e i suoi ospiti: Salvatore Cicu (Forza Italia), Marco Zanni (Lega), Brando Benifei (Partito democratico) e Sergio Cofferati (Liberi e Uguali).

Il decreto Salvini

All’unanimità il consiglio dei Ministri ha dato il via libera al decreto Salvini, decreto su sicurezza e immigrazione. “Per i richiedenti asilo lo stop alla domanda si avrà in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado” ha annunciato il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Con lui a presentare il decreto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che in merito alle presunte polemiche fra Quirinale e governo ha dichiarato “Il presidente della Repubblica avrà tutto l’agio quando riceverà il testo formalmente di fare ulteriori rilievi”. Il premier ha poi aggiunto che domani arriverà al Colle il decreto su Genova. Intanto il governo è sempre al lavoro sulla manovra economica. Il vicepremier Di Maio propone di adottare il modello francese: deficit al 2,8%. ma le opposizioni vanno all’attacco. E sulla manovra interviene anche il presidente della BCE Mario Draghi che ribadisce nello specifico sull’Italia quanto spiegato nelle sue ultime apparizioni. “Occorre aspettare i fatti. E i fatti sono la presentazione della legge di bilancio e la discussione in Parlamento. Entrambe sono importanti e delicate. A questo punto non voglio entrare nella discussione sulla politica interna di un singolo Stato membro”. Sul fronte Brexit giornata di serrato confronto politico a Londra. I laburisti, con il loro leader Corbyn, voteranno domani sull’ipotesi di un secondo referendum mentre la premier Theresa May considerata l’assenza di controproposte non è disposta ad abbandonare il cosiddetto “piano Chequers”. Donato Bendicenti ne ha parlato con i suoi ospiti: Marco Bresolin (La Stampa), Piernicola Pedicini (M5S) e Lara Comi (Forza Italia).

Alla prova del Def

In primo piano la politica, con la manovra economica e la discussione aperta sui provvedimenti che interessano i due azionisti del governo gialloverde, primo fra tutti il reddito di cittadinanza. “Riguarderà solo i cittadini italiani” ha sottolineato il ministro del Lavoro e Sviluppo Economico Luigi Di Maio. Mentre da Genova il ministro dell’Interno Matteo Salvini ribadisce “non ci impiccheremo agli zero virgola, vogliamo rispettare le promesse prese con i nostri elettori”. All’indomani del vertice informale dei leader europei a Salisburgo, le posizioni dei 28 restano divergenti sulla questione migranti e anche Brexit rimane un nodo irrisolto. “Nessun accordo è meglio di un cattivo accordo” ha confermato la premier britannica Theresa May. Donato Bendicenti ne ha parlato con i suoi ospiti: Simona Bordonali (Lega), Silvia Fregolent (Partito Democratico) e Massimiliano Panarari (comunicazione politica Luiss Roma).

La causa comune

Seconda e ultima giornata del vertice di Salisburgo. Il summit che ha visto i capi di Stato e governo europei confrontarsi sulle mai chiuse questioni migranti e Brexit, si è risolto con un nulla di fatto. Certo tutti i leader hanno parlato di passi avanti, ma sulla questione migranti c’è ancora da lavorare e soprattutto c’è da agire uniti. Lo ha ricordato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella sua conferenza stampa “”Il caso Diciotti ci vede tutti perdenti. Se l’Europa vuole esprimere una politica in materia di immigrazione vuol dire che mette a punto una strategia, rivede il regolamento di Dublino e quanto prima persegue nuovi meccanismi di gestione collettiva nel segno della solidarietà'”. Mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha rincarato la dose e ha dichiarato “Ci sono le crisi, ma le crisi le genera chi dice che non rispetta il diritto internazionale e umanitario e quando arriva una nave non la prende anche se è il porto più vicino. La crisi la genera chi dice che ama la Ue quando prende i fondi strutturali ma non prende neanche un migrante”. Evidente il riferimento all’operato dell’Italia negli ultimi mesi. Anche la Brexit rimane un fronte ancora aperto e il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha rimandato ogni discussione a riguardo al Consiglio di ottobre. La proposta economica britannica non convince e non manca troppo a marzo 2019, mese in cui si dovrebbe concludere il percorso di uscita del Regno Unito dall’Unione. In Italia tiene ancora banco la questione manovra. Oggi il ministro dell’Economia Giovanni Tria nel corso di un question time al senato ha voluto ribadire come pace fiscale non sia sinonimo di condono, ma le opposizioni dimostrano la loro contrarietà e la tensione rimane alta. Questi gli argomenti affrontati da Donato Bendicenti con i suoi ospiti Paolo Valentino (Corriere della Sera) e Marco Conti (Il Messaggero).

Il gioco delle colpe

Invito a porre fine al gioco delle colpe sull’immigrazione. Non possiamo più essere divisi fra coloro che vogliono risolvere il problema e chi vuole usarlo per un guadagno politico” con queste parole il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk ha aperto il vertice informale Ue a Salisburgo. Una due giorni che vedrà sul tavolo la questione migratoria e la Brexit. Stasera è prevista una cena tra i capi di Stato nella quale si proverà a dirimere le due questioni così fondamentali per la tenuta dell’Unione. Intanto prosegue il dibattito sulla manovra economica italiana, Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio oggi in missione in Cina ha dichiarato “Non possiamo aspettare due-tre anni per rispettare le promesse fatte agli elettori. Si deve attingere a un po’ di deficit per poi far rientrare il debito l’anno dopo o tra due anni, tenendo i conti in ordine senza voler fare alcuna manovra distruttiva dell’economia». Mentre il ministro dell’Interno Matteo Salvini da Roma si è detto tranquillo sul raggiungimento degli obiettivi previsti nel contratto di governo. Da Salisburgo Donato Bendicenti ha affrontato queste tematiche con i suoi ospiti Andrea Bonanni (La Repubblica) e Fabio Martini (La Stampa).